Quando la passione diventa lavoro

Iniziai a fare qualche servizio fotografico (chiamiamolo così, anche se in modo improprio) tra amici e amici degli amici, nel 2009, quando finalmente comprai la mia prima reflex, una vecchia nikon d80 che mi ha dato delle enormi soddisfazioni. Mi regalavano dai 30 ai 50 euro per il disturbo per fare scatti a compleanni, lauree o battesimi.

All’epoca non sapevo fare post-produzione, anzi, da ignorante e da incompetente, presumevo che le fotografie post-prodotte, non fossero autentiche e che, chi “ritoccava” non era bravo. Essì, perché confondevo la post-produzione con il ritocco grafico.

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La solitudine dell’anima. 

Non mi fa paura tanto la morte quanto il restare soli da vecchi. Già mi immagino piegata in due dall’età che a stento esco per far la spesa. Debole, spossata, piena di dolori. Senza futuro. Continua a leggere “La solitudine dell’anima. “

Fotolibro, come si può non averne almeno uno che racconti qualcosa di sé o qualcosa cui teniamo?

Che la fotografia è una delle mie più grandi passioni, credo che sia abbastanza evidente. Ciò che passa inosservato è che cosa intendo io per fotografia.
Al di là del dire le solite cose -fermare il tempo, conservare un ricordo, scattare quello che vedono i miei occhi, congelare gli attimi- per me è un rettangolino cartaceo plastificato da tenere in mano che racconta qualcosa.
Potrebbe sembrare banale questa descrizione,

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Il sapore dell’ipocrisia.

Carezze sporche di caffè
macchiano le speranze
disegnate sui volti di chi sorride.
Caffè bollente versato ovunque:
sui tessuti,
sulle acque,
sulla gente.
Sul cuore ingenuo,
sulle anime immacolate.
Sui sentimenti,
sugli ideali,
sulle lenzuola dell’ipocrisia.
Profuma,
ammalia,
attrae.
Evoca sapori,
calore, nuovi amori.
Ed intanto il cuore freme.
Soffre. Si dispera.
Voltarsi fa male,
quando l’amore va via.
L’amore spezzato,
uccide lentamente
senza far morire.
Come una tazza
che si spacca,
versando
ciò che conteneva.
Prendere i cocci,
incollarli e riempirli,
inganna la mente,
illudendola
di aver ricostruito
un contenitore saldo,
ma non inganna il cuore
che sa di perdere
il suo sangue.
Ed intanto resta il caffè versato
e quelle dita macchiate,
che lasciano carezze
sporche di caffè.

Marisina V.