Guardare e non vedere

Non riesco a divertirmi davanti a chi soffre.
Semmai cerco di coinvolgere chi è triste per distrarlo dal suo stato d’animo, ma la sofferenza non è tristezza. E di fronte a chi si è appena lasciato, sto attenta a non fare riferimenti alle vite di coppia felici, a non risvegliare ricordi che fanno male, e se accendo la radio, sto attenta a saltare le canzoni d’amore.
Di fronte a chi non ha amici perché da adolescente era troppo impegnato a tapparsi le orecchie per non sentire le urla dei suoi genitori, anziché godersi i suoi anni migliori in modo spensierato, sto attenta a non parlare di quanto io sia stata fortunata ad avere amici che non mi abbiano mai fatto sentire sola.
Sto attenta a non parlare di “migliore” amico di fronte ad un altro per non ferirlo. Che senso ha dire “il mio migliore amico m’ha detto” di fronte ad un altro mio amico? Ci resterebbe un po’ male, in silenzio.
Sto attenta a non fare riferimenti di diete, di taglie, di quanto io sia ingrassata o dimagrita di fronte a chi mangia tantissimo e non riesce proprio ad ingrassare e di fronte a chi, nonostante una dieta, non riesce a dimagrire neanche di un etto.
Sto attenta a non parlare di famiglie perfette e felici di fronte a chi non ne ha o a chi non ha una famiglia unita.
Sto attenta a pesare le parole. A cercare i termini più adatti. A scartare gli argomenti che possono risvegliare ferite.
Ad evitare di ripescare ricordi dolorosi. A scegliere le parole da abbinare agli stati d’animo. A non infierire nei confronti di chi già si sente in colpa di suo.
E se per caso una mia parola viene fraintesa, non mi do pace.
Eppure non capisco come facciano alcune persone a non porsi il problema di ferire gli altri.
Non capisco come facciano a raccontare di quanto sia eroe il loro padre di fronte a chi è stato abbandonato dal papà.
Non capisco come facciano a raccontare i loro successi di fronte a chi ha subito da poco un fallimento.
Non capisco come facciano a non percepire quanta debolezza ci sia dietro la timidezza.
Non capisco come facciano a guardarmi negli occhi e a non riuscirmi a vedere.

Marisina Vescio

3 pensieri riguardo “Guardare e non vedere

  1. vederti penso ti vedano. Forse, quello che manca alla vista è una sensibilità che urla al cielo ed alle foglie brillii di tempeste. Ti leggo poco, seguita solo ora, ma da quel poco che ho letto, leggerti è comunque leggere la tua sensibilità. Ed è un non guardare non vedere. Non lo fa la gente. La gente, normalmente, sente. Ti abbraccio

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