La solitudine dell’anima. 

Non mi fa paura tanto la morte quanto il restare soli da vecchi. Già mi immagino piegata in due dall’età che a stento esco per far la spesa. Debole, spossata, piena di dolori. Senza futuro.
La solitudine è il male della società.
E non parlo di quella voluta, da giovane. Quella ricercata per dedicarsi solo a se stessi.
Parlo di quella solitudine che ti inghiotte nelle sue fauci buie e profonde.
Si resta soli, un giorno.
Si resta soli anche se si hanno figli. Perché non c’è spazio per accudire gli anziani, si è presi dalla vita lavorativa e le case poi, sono così piccole che sarebbe impossibile stare tutti insieme, si creerebbe una rottura familiare. Io stessa da vecchia non vorrei mai essere d’intralcio. E poi la propria casa rimane sempre la più confortevole.
C’è una vita vissuta, il proprio mondo in cui la mente ritorna indietro per rivivere i ricordi. La mente resta sempre giovane, si ha sempre vent’anni dentro ed ogni volta che ci si guarda allo specchio non ci si riconosce più e ci si domanda “che fine ha fatto quella principessa senza età?”.
Ecco, è questo che mi fa paura, la solitudine dell’anima, la noia del non sapere più come trascorrere il tempo e paradossalmente aver paura di quello stesso tempo che corre veloce divorando gli anni.
Ore che non passano mai, anni che durano un secondo. È questo che mi fa paura, ma ancora è presto per pensarci.
Adesso è tempo delle speranze.

Marisina Vescio 

3 pensieri riguardo “La solitudine dell’anima. 

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