Su di me. 

Taciturna.
Introversa.
A tratti scontrosa.
Forte e fragile quanto basta.
Gli ossimori sono il mio pane.
Rinasco ogni qualvolta osservo il sole tramontare nel mare.
Non sono romantica.
Né poetica.
Né espansiva.
Odio le smancerie, le parole smielate e le frasi fatte.
Soffoco se non mi sento libera.
Mi affeziono facilmente, ma provo affetto profondo solo per pochi.
Ho bisogno di fare le cose con calma, prendendo i miei tempi, altrimenti l’ansia mi divora.
Maldestra.
Abitudinaria.
Non posso fare a meno delle cose banali.
Amo stare da sola, ma non sopporto la solitudine.
Amo il suono della pioggia, ma non sopporto le giornate piovose.
Amo l’estate, ma non tollero il caldo torrido.
Preferisco il freddo al troppo caldo, ma il freddo mi fa andare in letargo.
Il mio mese preferito è settembre (no, non sono nata in questo mese), ma odio settembre perché sono costretta a ritornare in città e a dire addio al mare.
(Vi avevo già avvertito che gli ossimori sono il mio pane, no?).
Non mi fido di chi non si arrabbia mai; di chi non dice mai parolacce; di chi fa insinuazioni; di chi provoca; di chi non si commuove mai; di chi si mette sempre in sfida; di chi non sta attento ad urtare la sensibilità altrui; di chi non cambia mai idea; di chi non sbaglia mai.
Amo l’imperfezione, perché solo nell’imperfezione avverto quel senso di semplicità e genuinità che arriva dritto al cuore.

Marisina V.

Tappeto pieno di parole

Mi ricordo ancora le notti insonni di qualche anno fa, passate tra pensieri che non volevano andar via.
Oggi come allora, mi ritrovo a camminare su un tappeto pieno di parole che intralciano i miei passi.
Nessuna mano tesa, nessun appiglio su cui farmi forza.
Questa volta sono solo io.
Questa volta voglio rialzarmi da sola.
La strada è ancora lunga…

Marisina Vescio

Frammenti di me #5

Prima di natale, ho seguito un corso di scrittura creativa durato circa tre mesi.
Il docente, bravissimo, era un giornalista affermato.
Non ho imparato nulla di particolarmente rilevante da sconvolgere il mio modo di scrivere, ma mi ha dato un cosa importante, fondamentale, che non ho mai avuto: consapevolezza.
Che cosa vuol dire?
Che prima scrivevo di getto senza davvero rendermi conto del valore delle parole e della punteggiatura.
Adesso, scrivo sempre di getto, ma ho consapevolezza di quello che scrivo, delle parole da usare, di come usarle, di quanto sia importante non esagerare con la punteggiatura e neanche non adoperarla affatto.
Io prima scrivevo perché avevo qualcosa da dire.
Adesso scrivo perché, il qualcosa da dire, voglio raccontarlo.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris

Frammenti di me #4

Ritorno spesso sui soliti argomenti.
Ci rimugino. E non mi do pace quando non trovo una ragione plausibile. E non tanto sugli eventi di vita o sui comportamenti altrui, ma sulle mie reazioni.
Sono capace di trascinare per anni la stessa domanda su un dato episodio: perché mi lascio sconfiggere? Perché non difendo ciò che è mio? Perché cedo facilmente il posto?
Una persona che è capace di sostenere il falso pur di ottenere ciò che vuole e lotta con unghie e denti, mi fa paura.
È questo il vero motivo.
Le persone che dichiarano il falso, sanno di mentire e vogliono mentire. Per questo fanno di tutto per infangare l’onesto affinché perda di credibilità agli occhi della gente.
Perché a loro interessa soltanto ottenere ciò che vogliono a discapito di chiunque!
Ed io resta allibita di fronte a tutto ciò.
Non so difendermi.
Non trovo argomentazioni.
Resto indifesa con la mia verità in mano.
Una verità cui nessuno crede.
Perché è più facile dare ascolto alle bugie.

Come quel tema di tanti anni fa. L’avevo scritto io. Pensato, elaborato, messo su carta con la mia solita bic.
Ogni parola scritta era un frammento di me.
Perché io quando scrivo ci metto l’anima, anche se si tratta di argomenti di cronaca.
Eppure mi venne detto che “non era farina del mio sacco”, per citare le testuali parole. Accusata dalla cocca della docente.
Scrivo spesso di questo episodio.
Sempre lo stesso. Anche se può semprare che mi sia capitato più volte. Ma no. Sempre quel solito episodio che non mi stancherò mai di ripetere.
Perché mi fa ancora male.
Perché non sono stata creduta.
Perché avrei potuto lottare, ribellarmi, difendermi per sostenere la mia giusta causa.
Eppure ho subito, sconfitta, quel voto ribassato, nonostante supplicassi la docente di credermi.

Maris

Frammenti di me #2

NON SO DIFENDERMI

Sono fatta male, malissimo.
In passato, quando qualcuno mi dava la colpa di qualcosa, non mi difendevo.
“Hai lasciato il rubinetto dell’acqua aperto!” mi dicevano quand’ero bambina “Non sono stata io!” rispondevo.

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