L’indifferenza fa star male

Ti dicono che non devi temere il giudizio degli altri. Ed è vero.
È vero quando “gli altri” sono perfetti sconosciuti.
Ma quando li conosci, e soprattutto quando provi affetto per loro, come si fa a non temere il loro giudizio?
Soprattutto quando le persone a te vicino, non fanno altro che dirti “sei troppo timida, sei troppo magra, sei troppo grassa, studi troppo, studi troppo poco, sei brutta, sei disordinata, sei stupida, non sai fare niente, sei maleducata, hai un brutto carattete, sei acida, sei questo, sei quello”.
Ti dicono che chi ti vuol bene ti accetta per come sei.
Fino ad un certo punto, altrimenti nessuno deluderebbe nessuno. Continua a leggere “L’indifferenza fa star male”

Sto dalla parte dei non vincitori

Sto sempre dalla parte dei non vincitori, degli incompresi, di quelli che non ce l’hanno fatta ma che continuano a lottare, di quelli sfiniti, seduti ai margini della strada in attesa di ritrovare le forze, di quelli che hanno sempre agito con onestà ma che si son visti derubati dalla falsità.
Perché è facile esultare per i vincitori, lo fanno tutti.
Ma chi non è forte?
Chi incoraggia le persone fragili?
Chi è disposto a comprendere gli emarginati? E i timidi? E i buoni? E gli incompresi?
Queste persone hanno il cuore immenso, e gli altri spesso se ne approfittano, per poi voltare loro le spalle quando sono arrivati alle loro mete.
Perché non si vince mai da soli (se non in rarissimi casi, che non conosco).
C’è sempre l’appoggio morale di un amico, di un genitore, o semplicemente di altre persone che ti hanno a cuore.
E spesso, sono proprio quei cuori usati e poi dimenticati.
Io sto dalla parte dei non vincenti.
Di quelli che non fanno rumore.
Che aspettano di essere presi per mano.
Che si nascondono per paura di essere feriti ancora.
Che si scoraggiano ma non chiedono mai aiuto.
Che hanno paura di disturbare.
Che sanno donarsi senza pretendere nulla in cambio.
Che preferiscono di gran lunga soffrire loro stessi anziché far soffrire gli altri.
Io sto dalla parte dei deboli, dei timidi, dei non vincitori, di quelli come me.

Marisina Vescio

Successione infinita di scelte

Confusione.
Silenzio.
Pensieri.
Scelte.
Mentre la notte mi divora.
Chiudo gli occhi e vedo una strada senza meta ed un bivio che non posso deviare.
Mi fermo per pensare, ma il tempo mi spinge prepotente nonostante io opponga resistenza. 
È la vita. Una successione di scelte infinite e se non si prende la strada giusta, si rischia di ritornare al punto di partenza…

Marisina Vescio

Quel taccuino che non mi abbandona mai

E se ti passa la voglia di fare?
Mettiamo caso che, mentre stai lottando per raggiungere il tuo obiettivo, ti passa la voglia…
All’improvviso ti guardi intorno e ti accorgi che non ti interessa più nulla e ti domandi “perché sono lì?”, “come ci sono finita?”
Ti rendi conto di essere un piccolo puntino fuori dal mondo, stanca, sfinita, ormai alla deriva.
Troppi perché senza risposta.
Troppi sacrifici inutili.
Troppi sbagli.
Poi osservi le tue mani che stringono forte una penna e quel taccuino che non ti abbandona mai. E tutto prende forma. E tutto torna!
Marisina Vescio

Marisina Vescio 27 agosto 2015 

I momenti negativi?

Li attraversiamo tutti.
Arrivano, ci avvolgono e poi silenziosamente passano.
Che cosa sono in realtà i momenti negativi?
Sfortuna? Io alla sfortuna non credo.
Casualità? Non credo neanche al caso.
Energia negativa? Non ne sono convinta,
M o m e n t i N e g a t i v i .
Notizie inaspettate che ci tolgono il sorriso.
Dare il massimo possibile senza ottenere risultati sperati.
Aspettative deluse.
Vedere mandati all’aria tutti i nostri piani.
Consapevolezza di uno sbaglio che ne genera una serie infinita senza riuscire a porre fine a tutto.
Promesse non mantenute.
Affetti negati.
E di fronte a tutto questo ci si sente fragili e impotenti. E anche sconfitti.
Si osserva in silenzio, incapaci di valutare e decidere.
Poi succede una cosa strana. Ci si ritrova a stringere i pugni e a prendere in mano le redini della propria vita e si decide di procedere nonostante tutto, perché è giunto il momento di rischiare e di rimettersi in gioco.
Quel che sarà poco importa. L’importante è vivere e non farsi vivere.

Marisina Vescio 

Come riescono a dormire quelli che?

Non mi piace fare rumore.
Parlo sottovoce per non disturbare quando chiedo un’informazione ad una commessa.
Se entro in libreria, dove è tutto un sottofondo soffuso e ovattato, cammino in punta di piedi se è necessario.
Aspetto con pazienza se c’è la fila alla cassa e cedo se capita il posto al vecchietto che dice di aver fretta anche se poi, quando esco, lo vedo chiacchierare con tutta calma.
Parlo poco, quando sono con altri, perché mi creo sempre il problema di risultare pesante e di non sapere che cosa dire per non annoiare. Preferisco scrivere, perché si sa, da qualche parte le parole devono pur uscire.
Cerco sempre ti trovare le parole adatte e scartare quelle che potrebbero urtare la sensibilità altrui.
Ed il solo pensiero di aver potuto, in buona fede, ferire, disturbare, dare noia a qualcuno mi logora dentro e a volte non riesco a dormire. E non so mai se chiarire o meno, perché magari è stata solo la mia impressione oppure il mio voler chiarire potrebbe riaprire una ferita dimenticata.
Poi vedo persone che sono esattamente il contrario di me: non si pongono minimamente il problema di disturbare, ferire, offendere, e addirittura godere nel fare insinuazioni pungenti e cattive e a sputare in faccia le loro congetture come fossero verità assolute.
Le guardo con stupore e mi chiedo chissà come riescano a dormire!

Maris