L’indifferenza fa star male

Ti dicono che non devi temere il giudizio degli altri. Ed è vero.
È vero quando “gli altri” sono perfetti sconosciuti.
Ma quando li conosci, e soprattutto quando provi affetto per loro, come si fa a non temere il loro giudizio?
Soprattutto quando le persone a te vicino, non fanno altro che dirti “sei troppo timida, sei troppo magra, sei troppo grassa, studi troppo, studi troppo poco, sei brutta, sei disordinata, sei stupida, non sai fare niente, sei maleducata, hai un brutto carattete, sei acida, sei questo, sei quello”.
Ti dicono che chi ti vuol bene ti accetta per come sei.
Fino ad un certo punto, altrimenti nessuno deluderebbe nessuno. Continua a leggere “L’indifferenza fa star male”

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Ti voglio bene

Certi sentimenti non si spiegano, si provano sulla propria pelle, e, senza capire perché, diventano un pensiero fisso.
A volte fanno male. Tanto male.
Quando mancano gli sguardi e le parole. Quando i silenzi dell’indifferenza prevalgono. Quando gli abbracci muoiono.
Quando resti da solo a pensare se sopravvivi ancora nei suoi pensieri.

Marisina Vescio

Come riescono a dormire quelli che?

Non mi piace fare rumore.
Parlo sottovoce per non disturbare quando chiedo un’informazione ad una commessa.
Se entro in libreria, dove è tutto un sottofondo soffuso e ovattato, cammino in punta di piedi se è necessario.
Aspetto con pazienza se c’è la fila alla cassa e cedo se capita il posto al vecchietto che dice di aver fretta anche se poi, quando esco, lo vedo chiacchierare con tutta calma.
Parlo poco, quando sono con altri, perché mi creo sempre il problema di risultare pesante e di non sapere che cosa dire per non annoiare. Preferisco scrivere, perché si sa, da qualche parte le parole devono pur uscire.
Cerco sempre ti trovare le parole adatte e scartare quelle che potrebbero urtare la sensibilità altrui.
Ed il solo pensiero di aver potuto, in buona fede, ferire, disturbare, dare noia a qualcuno mi logora dentro e a volte non riesco a dormire. E non so mai se chiarire o meno, perché magari è stata solo la mia impressione oppure il mio voler chiarire potrebbe riaprire una ferita dimenticata.
Poi vedo persone che sono esattamente il contrario di me: non si pongono minimamente il problema di disturbare, ferire, offendere, e addirittura godere nel fare insinuazioni pungenti e cattive e a sputare in faccia le loro congetture come fossero verità assolute.
Le guardo con stupore e mi chiedo chissà come riescano a dormire!

Maris

Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris

Chi è pieno di rabbia non è capace di dare amore.

Alcuni comportamenti faccio fatica a comprenderli.
Come fanno certe persone a dichiarare amore immenso e alla prima cosa che non va loro giù, insultare la persona amata?
Come fanno a dichiarare amore e l’attimo dopo lanciare provocazioni affilate come un rasoio capaci di dilaniare l’anima solo per gelosia?
Come fanno a tramutare l’amore in odio in così breve tempo?
Come fanno i loro occhi da dolci e luminosi a trasformarsi in pieni di rabbia da far rabbrividire?
Sono così sicuri di se stesse da voler avere il controllo su tutto e se scappa loro una virgola iniziano a sbraitare?
O forse sono talmente egoisti che se le cose non vanno come piacciono a loro pretendono con le più atroci offese di piegare gli altri al loro volere?
Di sicuro non sono persone sensibili, perché chi è sensibile non ha il coraggio di ferire. Chi è sensibile, semmai, sa usare le parole giuste. Chi è sensibile non si sognerebbe mai di far guerra, tanto meno a chi ama.
Perché chi è sensibile chiarisce dolcemente e se proprio non riesce ad accettare alcuni fatti, va via, ma non offende.
Non riuscirebbe mai farlo.

Maris