Frammenti di me #5

Prima di natale, ho seguito un corso di scrittura creativa durato circa tre mesi.
Il docente, bravissimo, era un giornalista affermato.
Non ho imparato nulla di particolarmente rilevante da sconvolgere il mio modo di scrivere, ma mi ha dato un cosa importante, fondamentale, che non ho mai avuto: consapevolezza.
Che cosa vuol dire?
Che prima scrivevo di getto senza davvero rendermi conto del valore delle parole e della punteggiatura.
Adesso, scrivo sempre di getto, ma ho consapevolezza di quello che scrivo, delle parole da usare, di come usarle, di quanto sia importante non esagerare con la punteggiatura e neanche non adoperarla affatto.
Io prima scrivevo perché avevo qualcosa da dire.
Adesso scrivo perché, il qualcosa da dire, voglio raccontarlo.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris

E se poi #1

Ci son tante cose che vorremmo fare, ma che accantoniamo o per mancanza di tempo o di denaro.
Andare a correre o in piscina, per esempio.
Iscriversi al quel nuovo corso pilates e yoga.
Provare a fare quei capcakes tanto deliziosi che si vedono un po’ dappertutto nel web.
Tra le varie cose, avrei voluto fare un corso di dizione.
Ho sempre pensato che mi avrebbe fatto sentire più sicura di me, il saper adoperare la giusta cadenza, il giusto tono, la giusta intonazione.
Perché sapete, ho paura di parlare. Non so parlare.
Quando devo dire qualcosa ritornano tutti i miei “e se poi?”!
E se poi il mio accento non piacerà?
E se poi mi prenderanno in giro?
E se poi non saprò dire le giuste parole?
E se poi mi bloccherò?
E se poi verrò giudicata per la mia cadenza?
Ho sempre pensato che la dizione avrebbe messo fine a tutte le mie incertezze.
Ma è una di quelle cose che rimando sempre o per mancanza di tempo o di denaro. E forse perché in fondo non sono poi così sicura che sia la soluzione giusta.
Forse devo solo imparare a parlare senza più pormi problemi.
Ed è quello che sto iniziando a fare.
Le paure, si vincono solo sfidandole.

Maris

False sconfitte

Mi sbalordisce il modo in cui si resta sconfitti da certe situazioni nonostante si abbiano le carte vincenti in mano.
E non perché tu non sappia giocare, ma perché l’altro bara spudoratamente, bara davanti ai tuoi occhi e se parli, si lamenta di essere accusato ingiustamente.
È così che si resta disarmati e incapace di difendersi.
La verità messa in bella mostra non viene accettata, non viene vista.
Non è facile riconoscere chi bara. Perché chi lo fa, sa di sbagliare e fa di tutto per nasconderlo.
Te ne accorgi quando la vittima sei tu stesso.
E in quel momento ti accorgi di tutte le volte che, in passato, hai creduto, in buona fede, alla falsità e condannato la verità e sai che, allo stesso modo, non verresti creduto.
In quel momento ti accorgi di quanto sia facile essere ingannato.
Da chi stimi, da chi ami, da chi ammiri, da chi non te lo aspetteresti mai.
Ed allora taci, perché sei consapevole che se chiedi aiuto, che se fai notare il gioco sleale, verrai accusato tu e non il baro.
E dunque accetti in silenzio la sconfitta, facendo la parte di chi sa perdere a testa alta.

Marisina Vescio

Chi è pieno di rabbia non è capace di dare amore.

Alcuni comportamenti faccio fatica a comprenderli.
Come fanno certe persone a dichiarare amore immenso e alla prima cosa che non va loro giù, insultare la persona amata?
Come fanno a dichiarare amore e l’attimo dopo lanciare provocazioni affilate come un rasoio capaci di dilaniare l’anima solo per gelosia?
Come fanno a tramutare l’amore in odio in così breve tempo?
Come fanno i loro occhi da dolci e luminosi a trasformarsi in pieni di rabbia da far rabbrividire?
Sono così sicuri di se stesse da voler avere il controllo su tutto e se scappa loro una virgola iniziano a sbraitare?
O forse sono talmente egoisti che se le cose non vanno come piacciono a loro pretendono con le più atroci offese di piegare gli altri al loro volere?
Di sicuro non sono persone sensibili, perché chi è sensibile non ha il coraggio di ferire. Chi è sensibile, semmai, sa usare le parole giuste. Chi è sensibile non si sognerebbe mai di far guerra, tanto meno a chi ama.
Perché chi è sensibile chiarisce dolcemente e se proprio non riesce ad accettare alcuni fatti, va via, ma non offende.
Non riuscirebbe mai farlo.

Maris

Frammenti di me #4

Ritorno spesso sui soliti argomenti.
Ci rimugino. E non mi do pace quando non trovo una ragione plausibile. E non tanto sugli eventi di vita o sui comportamenti altrui, ma sulle mie reazioni.
Sono capace di trascinare per anni la stessa domanda su un dato episodio: perché mi lascio sconfiggere? Perché non difendo ciò che è mio? Perché cedo facilmente il posto?
Una persona che è capace di sostenere il falso pur di ottenere ciò che vuole e lotta con unghie e denti, mi fa paura.
È questo il vero motivo.
Le persone che dichiarano il falso, sanno di mentire e vogliono mentire. Per questo fanno di tutto per infangare l’onesto affinché perda di credibilità agli occhi della gente.
Perché a loro interessa soltanto ottenere ciò che vogliono a discapito di chiunque!
Ed io resta allibita di fronte a tutto ciò.
Non so difendermi.
Non trovo argomentazioni.
Resto indifesa con la mia verità in mano.
Una verità cui nessuno crede.
Perché è più facile dare ascolto alle bugie.

Come quel tema di tanti anni fa. L’avevo scritto io. Pensato, elaborato, messo su carta con la mia solita bic.
Ogni parola scritta era un frammento di me.
Perché io quando scrivo ci metto l’anima, anche se si tratta di argomenti di cronaca.
Eppure mi venne detto che “non era farina del mio sacco”, per citare le testuali parole. Accusata dalla cocca della docente.
Scrivo spesso di questo episodio.
Sempre lo stesso. Anche se può semprare che mi sia capitato più volte. Ma no. Sempre quel solito episodio che non mi stancherò mai di ripetere.
Perché mi fa ancora male.
Perché non sono stata creduta.
Perché avrei potuto lottare, ribellarmi, difendermi per sostenere la mia giusta causa.
Eppure ho subito, sconfitta, quel voto ribassato, nonostante supplicassi la docente di credermi.

Maris

Frammenti di me #2

NON SO DIFENDERMI

Sono fatta male, malissimo.
In passato, quando qualcuno mi dava la colpa di qualcosa, non mi difendevo.
“Hai lasciato il rubinetto dell’acqua aperto!” mi dicevano quand’ero bambina “Non sono stata io!” rispondevo.

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Fine

Lo senti quando quella stretta di mano non trasmette più nulla, quando gli sguardi sono vuoti, quando le parole non dicono niente.
E allora cerchi di stringere più forte.
Per paura che quel brutto presentimento si avveri.
Ma dentro di te ormai lo intuisci.
Come quando stai leggendo un nuovo romanzo e vai a sbirciare l’ultima pagina. Non capisci come andrà a finire, ma un po’ lo sospetti.
Provi a crederci ancora con la speranza di sbagliarti, ma pian piano ti ritrovi in un angolino sconfitta nell’attesa della fine.

Marisina V.

Abbi cura di te

“Abbi cura di te”, mi disse.

Mentre la pioggia batteva forte sull’ombrello che a stento riusciva a ripararci i capelli.

Non risposi, per paura di non riuscire a parlare.

E in quel silenzio che durò un solo istante, rividi le immagini di una vita intera.

Non credevo che stesse accadendo davvero.

Un abbraccio. È quello che mi sarei aspettata.

Una carezza, un proviamoci ancora, un mi sei mancata.

Nulla di tutto questo.

Avrei voluto dirgli che l’amavo ancora, io che non sono mai riuscita a dire un ti amo. Avrei voluto dirgli “resta”, “senza di te mi manca il respiro”, “mi si chiude lo stomaco”, “sei il mio pensiero costante”. Avrei voluto dirgli che.

Non dissi nulla.

Lasciai che fosse libero di scegliere, perché, se mi amava davvero, non sarebbe andato via.

Sparì nella pioggia, senza dire altro.

“Abbi cura di te” sussurrai.

Marisina V.