Quell’abbraccio mancato. 

Mio padre non c’era alla stazione. La solita discussione la sera prima trascinata fino a notte ci fece rintanare, offesi, nelle nostre camere, sbattendo le porte. Stesso carattere, stesse reazioni. Nessun saluto. Nessuna riappacificazione. Piansi tutta la notte. Mi sentivo incompresa, amareggiata e delusa.  Continua a leggere “Quell’abbraccio mancato. “

Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris

Fine

Lo senti quando quella stretta di mano non trasmette più nulla, quando gli sguardi sono vuoti, quando le parole non dicono niente.
E allora cerchi di stringere più forte.
Per paura che quel brutto presentimento si avveri.
Ma dentro di te ormai lo intuisci.
Come quando stai leggendo un nuovo romanzo e vai a sbirciare l’ultima pagina. Non capisci come andrà a finire, ma un po’ lo sospetti.
Provi a crederci ancora con la speranza di sbagliarti, ma pian piano ti ritrovi in un angolino sconfitta nell’attesa della fine.

Marisina V.

Abbi cura di te

“Abbi cura di te”, mi disse.

Mentre la pioggia batteva forte sull’ombrello che a stento riusciva a ripararci i capelli.

Non risposi, per paura di non riuscire a parlare.

E in quel silenzio che durò un solo istante, rividi le immagini di una vita intera.

Non credevo che stesse accadendo davvero.

Un abbraccio. È quello che mi sarei aspettata.

Una carezza, un proviamoci ancora, un mi sei mancata.

Nulla di tutto questo.

Avrei voluto dirgli che l’amavo ancora, io che non sono mai riuscita a dire un ti amo. Avrei voluto dirgli “resta”, “senza di te mi manca il respiro”, “mi si chiude lo stomaco”, “sei il mio pensiero costante”. Avrei voluto dirgli che.

Non dissi nulla.

Lasciai che fosse libero di scegliere, perché, se mi amava davvero, non sarebbe andato via.

Sparì nella pioggia, senza dire altro.

“Abbi cura di te” sussurrai.

Marisina V.