Come riescono a dormire quelli che?

Non mi piace fare rumore.
Parlo sottovoce per non disturbare quando chiedo un’informazione ad una commessa.
Se entro in libreria, dove è tutto un sottofondo soffuso e ovattato, cammino in punta di piedi se è necessario.
Aspetto con pazienza se c’è la fila alla cassa e cedo se capita il posto al vecchietto che dice di aver fretta anche se poi, quando esco, lo vedo chiacchierare con tutta calma.
Parlo poco, quando sono con altri, perché mi creo sempre il problema di risultare pesante e di non sapere che cosa dire per non annoiare. Preferisco scrivere, perché si sa, da qualche parte le parole devono pur uscire.
Cerco sempre ti trovare le parole adatte e scartare quelle che potrebbero urtare la sensibilità altrui.
Ed il solo pensiero di aver potuto, in buona fede, ferire, disturbare, dare noia a qualcuno mi logora dentro e a volte non riesco a dormire. E non so mai se chiarire o meno, perché magari è stata solo la mia impressione oppure il mio voler chiarire potrebbe riaprire una ferita dimenticata.
Poi vedo persone che sono esattamente il contrario di me: non si pongono minimamente il problema di disturbare, ferire, offendere, e addirittura godere nel fare insinuazioni pungenti e cattive e a sputare in faccia le loro congetture come fossero verità assolute.
Le guardo con stupore e mi chiedo chissà come riescano a dormire!

Maris

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Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris

Chi è pieno di rabbia non è capace di dare amore.

Alcuni comportamenti faccio fatica a comprenderli.
Come fanno certe persone a dichiarare amore immenso e alla prima cosa che non va loro giù, insultare la persona amata?
Come fanno a dichiarare amore e l’attimo dopo lanciare provocazioni affilate come un rasoio capaci di dilaniare l’anima solo per gelosia?
Come fanno a tramutare l’amore in odio in così breve tempo?
Come fanno i loro occhi da dolci e luminosi a trasformarsi in pieni di rabbia da far rabbrividire?
Sono così sicuri di se stesse da voler avere il controllo su tutto e se scappa loro una virgola iniziano a sbraitare?
O forse sono talmente egoisti che se le cose non vanno come piacciono a loro pretendono con le più atroci offese di piegare gli altri al loro volere?
Di sicuro non sono persone sensibili, perché chi è sensibile non ha il coraggio di ferire. Chi è sensibile, semmai, sa usare le parole giuste. Chi è sensibile non si sognerebbe mai di far guerra, tanto meno a chi ama.
Perché chi è sensibile chiarisce dolcemente e se proprio non riesce ad accettare alcuni fatti, va via, ma non offende.
Non riuscirebbe mai farlo.

Maris

Fine

Lo senti quando quella stretta di mano non trasmette più nulla, quando gli sguardi sono vuoti, quando le parole non dicono niente.
E allora cerchi di stringere più forte.
Per paura che quel brutto presentimento si avveri.
Ma dentro di te ormai lo intuisci.
Come quando stai leggendo un nuovo romanzo e vai a sbirciare l’ultima pagina. Non capisci come andrà a finire, ma un po’ lo sospetti.
Provi a crederci ancora con la speranza di sbagliarti, ma pian piano ti ritrovi in un angolino sconfitta nell’attesa della fine.

Marisina V.

Abbi cura di te

“Abbi cura di te”, mi disse.

Mentre la pioggia batteva forte sull’ombrello che a stento riusciva a ripararci i capelli.

Non risposi, per paura di non riuscire a parlare.

E in quel silenzio che durò un solo istante, rividi le immagini di una vita intera.

Non credevo che stesse accadendo davvero.

Un abbraccio. È quello che mi sarei aspettata.

Una carezza, un proviamoci ancora, un mi sei mancata.

Nulla di tutto questo.

Avrei voluto dirgli che l’amavo ancora, io che non sono mai riuscita a dire un ti amo. Avrei voluto dirgli “resta”, “senza di te mi manca il respiro”, “mi si chiude lo stomaco”, “sei il mio pensiero costante”. Avrei voluto dirgli che.

Non dissi nulla.

Lasciai che fosse libero di scegliere, perché, se mi amava davvero, non sarebbe andato via.

Sparì nella pioggia, senza dire altro.

“Abbi cura di te” sussurrai.

Marisina V.

Non so se.

Non riesco a fare il primo passo.
In nessuna circostanza. E so che è sbagliato.
So che potrei incontrare una persona come me che non riesce a farlo, e due persone che si aspettano, non si incontreranno mai.
So tutto questo.
Eppure avverto tanti “non so se” nello stomaco che mi frenano, seguiti da altrettanti “e se poi”.
Non so se le sono simpatica. E se poi le sono antipatica?
Non so se la disturbo. E se poi mi fa pesare che l’ho disturbata?
Non so se ha piacere che io le scriva. E se poi mi risponde male?
Non so se vorrebbe che io faccia il primo passo. E se poi le sono indifferente?
Non so se vorrebbe conoscermi meglio. E se poi non mi sopporta nonostante mi risponda in modo garbato?
Non so se.
E se poi?

Marisina V.

Quel croissant delle 8:00

Certi sapori non sono più gli stessi. Certi sapori fanno male. Perché rievocano quello che non siamo stati, quello che saremmo potuti essere se. 
Come quel croissant delle 8:00, che non bastava mai.
Adesso non è più buono.
Adesso sa di ricordi che fanno male.
Adesso sa di te.

Marisina Vescio