Come riescono a dormire quelli che?

Non mi piace fare rumore.
Parlo sottovoce per non disturbare quando chiedo un’informazione ad una commessa.
Se entro in libreria, dove è tutto un sottofondo soffuso e ovattato, cammino in punta di piedi se è necessario.
Aspetto con pazienza se c’è la fila alla cassa e cedo se capita il posto al vecchietto che dice di aver fretta anche se poi, quando esco, lo vedo chiacchierare con tutta calma.
Parlo poco, quando sono con altri, perché mi creo sempre il problema di risultare pesante e di non sapere che cosa dire per non annoiare. Preferisco scrivere, perché si sa, da qualche parte le parole devono pur uscire.
Cerco sempre ti trovare le parole adatte e scartare quelle che potrebbero urtare la sensibilità altrui.
Ed il solo pensiero di aver potuto, in buona fede, ferire, disturbare, dare noia a qualcuno mi logora dentro e a volte non riesco a dormire. E non so mai se chiarire o meno, perché magari è stata solo la mia impressione oppure il mio voler chiarire potrebbe riaprire una ferita dimenticata.
Poi vedo persone che sono esattamente il contrario di me: non si pongono minimamente il problema di disturbare, ferire, offendere, e addirittura godere nel fare insinuazioni pungenti e cattive e a sputare in faccia le loro congetture come fossero verità assolute.
Le guardo con stupore e mi chiedo chissà come riescano a dormire!

Maris

La solita me stessa

Posso cambiare mille nomi, colore dei capelli, posso metter su venti chilogrammi o perderne dieci, posso invecchiare, truccarmi, indossare maschere, perfino lentine colorate, ma io resterò sempre e comunque la solita me stessa.

Maris

 

Tappeto pieno di parole

Mi ricordo ancora le notti insonni di qualche anno fa, passate tra pensieri che non volevano andar via.
Oggi come allora, mi ritrovo a camminare su un tappeto pieno di parole che intralciano i miei passi.
Nessuna mano tesa, nessun appiglio su cui farmi forza.
Questa volta sono solo io.
Questa volta voglio rialzarmi da sola.
La strada è ancora lunga…

Marisina Vescio

Frammenti di me #5

Prima di natale, ho seguito un corso di scrittura creativa durato circa tre mesi.
Il docente, bravissimo, era un giornalista affermato.
Non ho imparato nulla di particolarmente rilevante da sconvolgere il mio modo di scrivere, ma mi ha dato un cosa importante, fondamentale, che non ho mai avuto: consapevolezza.
Che cosa vuol dire?
Che prima scrivevo di getto senza davvero rendermi conto del valore delle parole e della punteggiatura.
Adesso, scrivo sempre di getto, ma ho consapevolezza di quello che scrivo, delle parole da usare, di come usarle, di quanto sia importante non esagerare con la punteggiatura e neanche non adoperarla affatto.
Io prima scrivevo perché avevo qualcosa da dire.
Adesso scrivo perché, il qualcosa da dire, voglio raccontarlo.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris

E se poi #1

Ci son tante cose che vorremmo fare, ma che accantoniamo o per mancanza di tempo o di denaro.
Andare a correre o in piscina, per esempio.
Iscriversi al quel nuovo corso pilates e yoga.
Provare a fare quei capcakes tanto deliziosi che si vedono un po’ dappertutto nel web.
Tra le varie cose, avrei voluto fare un corso di dizione.
Ho sempre pensato che mi avrebbe fatto sentire più sicura di me, il saper adoperare la giusta cadenza, il giusto tono, la giusta intonazione.
Perché sapete, ho paura di parlare. Non so parlare.
Quando devo dire qualcosa ritornano tutti i miei “e se poi?”!
E se poi il mio accento non piacerà?
E se poi mi prenderanno in giro?
E se poi non saprò dire le giuste parole?
E se poi mi bloccherò?
E se poi verrò giudicata per la mia cadenza?
Ho sempre pensato che la dizione avrebbe messo fine a tutte le mie incertezze.
Ma è una di quelle cose che rimando sempre o per mancanza di tempo o di denaro. E forse perché in fondo non sono poi così sicura che sia la soluzione giusta.
Forse devo solo imparare a parlare senza più pormi problemi.
Ed è quello che sto iniziando a fare.
Le paure, si vincono solo sfidandole.

Maris

Non so se.

Non riesco a fare il primo passo.
In nessuna circostanza. E so che è sbagliato.
So che potrei incontrare una persona come me che non riesce a farlo, e due persone che si aspettano, non si incontreranno mai.
So tutto questo.
Eppure avverto tanti “non so se” nello stomaco che mi frenano, seguiti da altrettanti “e se poi”.
Non so se le sono simpatica. E se poi le sono antipatica?
Non so se la disturbo. E se poi mi fa pesare che l’ho disturbata?
Non so se ha piacere che io le scriva. E se poi mi risponde male?
Non so se vorrebbe che io faccia il primo passo. E se poi le sono indifferente?
Non so se vorrebbe conoscermi meglio. E se poi non mi sopporta nonostante mi risponda in modo garbato?
Non so se.
E se poi?

Marisina V.

Guardare e non vedere

Non riesco a divertirmi davanti a chi soffre.
Semmai cerco di coinvolgere chi è triste per distrarlo dal suo stato d’animo, ma la sofferenza non è tristezza. Continua a leggere “Guardare e non vedere”

In cammino senza meta

Non sono capace di guardare in un’unica direzione.
Non sono capace di percorrere la stessa strada senza lasciarmi distrarre.
Non sono capace di scegliere.
E non sono neanche capace di valutare che cosa sia giusto per me.
Ed è allora che entro in confusione.
E smarrisco tutto. Anche la memoria.
Mi ritrovo sconfitta senza capirne il perché.
Scappo.
E’ l’unica cosa che so fare.
Scappo il più lontano possibile. Perché ho paura. Perché sono fragile.
Scappo senza neanche accorgermene. Mi rintano nel primo luogo sicuro che incontro. E resto lì, finché tutto si plachi.
Solo dopo mi rendo conto di quanta strada io abbia fatto.
Solo dopo mi accorgo di quello che ho lasciato e di essermi smarrita completamente.
Non mi resta che rimettermi in cammino e tentare di ricordarmi dove fossi diretta.

Maris