La solitudine dell’anima. 

Non mi fa paura tanto la morte quanto il restare soli da vecchi. Già mi immagino piegata in due dall’età che a stento esco per far la spesa. Debole, spossata, piena di dolori. Senza futuro. Continua a leggere “La solitudine dell’anima. “

L’altra me

Stasera non sono io.
Sono l’altra me, quella un po’ triste, quella con un nodo in gola, quella che si accuccia sul divano e sta in silenzio con gli occhi chiusi mentre si abbraccia aspettando che il peggio passi.
Quella che accantona i “perché senza risposta”, pensando che non ne valga più la pena scervellarsi inutilmente e farsi male.
Quella che vuole stare sola per non disturbare, che non ha voglia di sorridere, che vorrebbe piangere, che vorrebbe chiudere gli occhi per sparire nel nulla.
Stasera non sono io.
Sono l’altra me.
E mi aspetto ansiosa.
Perché so che non sparisco mai per sempre.

Marisina Vescio

Quel taccuino che non mi abbandona mai

E se ti passa la voglia di fare?
Mettiamo caso che, mentre stai lottando per raggiungere il tuo obiettivo, ti passa la voglia…
All’improvviso ti guardi intorno e ti accorgi che non ti interessa più nulla e ti domandi “perché sono lì?”, “come ci sono finita?”
Ti rendi conto di essere un piccolo puntino fuori dal mondo, stanca, sfinita, ormai alla deriva.
Troppi perché senza risposta.
Troppi sacrifici inutili.
Troppi sbagli.
Poi osservi le tue mani che stringono forte una penna e quel taccuino che non ti abbandona mai. E tutto prende forma. E tutto torna!
Marisina Vescio

Marisina Vescio 27 agosto 2015 

Tappeto pieno di parole

Mi ricordo ancora le notti insonni di qualche anno fa, passate tra pensieri che non volevano andar via.
Oggi come allora, mi ritrovo a camminare su un tappeto pieno di parole che intralciano i miei passi.
Nessuna mano tesa, nessun appiglio su cui farmi forza.
Questa volta sono solo io.
Questa volta voglio rialzarmi da sola.
La strada è ancora lunga…

Marisina Vescio

Frammenti di me #4

Ritorno spesso sui soliti argomenti.
Ci rimugino. E non mi do pace quando non trovo una ragione plausibile. E non tanto sugli eventi di vita o sui comportamenti altrui, ma sulle mie reazioni.
Sono capace di trascinare per anni la stessa domanda su un dato episodio: perché mi lascio sconfiggere? Perché non difendo ciò che è mio? Perché cedo facilmente il posto?
Una persona che è capace di sostenere il falso pur di ottenere ciò che vuole e lotta con unghie e denti, mi fa paura.
È questo il vero motivo.
Le persone che dichiarano il falso, sanno di mentire e vogliono mentire. Per questo fanno di tutto per infangare l’onesto affinché perda di credibilità agli occhi della gente.
Perché a loro interessa soltanto ottenere ciò che vogliono a discapito di chiunque!
Ed io resta allibita di fronte a tutto ciò.
Non so difendermi.
Non trovo argomentazioni.
Resto indifesa con la mia verità in mano.
Una verità cui nessuno crede.
Perché è più facile dare ascolto alle bugie.

Come quel tema di tanti anni fa. L’avevo scritto io. Pensato, elaborato, messo su carta con la mia solita bic.
Ogni parola scritta era un frammento di me.
Perché io quando scrivo ci metto l’anima, anche se si tratta di argomenti di cronaca.
Eppure mi venne detto che “non era farina del mio sacco”, per citare le testuali parole. Accusata dalla cocca della docente.
Scrivo spesso di questo episodio.
Sempre lo stesso. Anche se può semprare che mi sia capitato più volte. Ma no. Sempre quel solito episodio che non mi stancherò mai di ripetere.
Perché mi fa ancora male.
Perché non sono stata creduta.
Perché avrei potuto lottare, ribellarmi, difendermi per sostenere la mia giusta causa.
Eppure ho subito, sconfitta, quel voto ribassato, nonostante supplicassi la docente di credermi.

Maris