Sto dalla parte dei non vincitori

Sto sempre dalla parte dei non vincitori, degli incompresi, di quelli che non ce l’hanno fatta ma che continuano a lottare, di quelli sfiniti, seduti ai margini della strada in attesa di ritrovare le forze, di quelli che hanno sempre agito con onestà ma che si son visti derubati dalla falsità.
Perché è facile esultare per i vincitori, lo fanno tutti.
Ma chi non è forte?
Chi incoraggia le persone fragili?
Chi è disposto a comprendere gli emarginati? E i timidi? E i buoni? E gli incompresi?
Queste persone hanno il cuore immenso, e gli altri spesso se ne approfittano, per poi voltare loro le spalle quando sono arrivati alle loro mete.
Perché non si vince mai da soli (se non in rarissimi casi, che non conosco).
C’è sempre l’appoggio morale di un amico, di un genitore, o semplicemente di altre persone che ti hanno a cuore.
E spesso, sono proprio quei cuori usati e poi dimenticati.
Io sto dalla parte dei non vincenti.
Di quelli che non fanno rumore.
Che aspettano di essere presi per mano.
Che si nascondono per paura di essere feriti ancora.
Che si scoraggiano ma non chiedono mai aiuto.
Che hanno paura di disturbare.
Che sanno donarsi senza pretendere nulla in cambio.
Che preferiscono di gran lunga soffrire loro stessi anziché far soffrire gli altri.
Io sto dalla parte dei deboli, dei timidi, dei non vincitori, di quelli come me.

Marisina Vescio

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La pioggia è vita

Si è dissolto quell’entusiasmo che colorava la vita.
Colpa della nebbia che offusca la terra.
Una nebbia, che è diventata casa.
Casa che protegge.
Mentre fuori la pioggia batte,
come una puttana ai margini d’un marciapiede.
Pioggia che disprezza la vita mentre l’accarezza.
Ed intanto disseta l’erba.
E la terra.
Terra che è vita.
Nutrendo i germogli.
Pallidi fiori di speranza.
Nascosti dalle ombre dei perché.
Attendono. Che il sole restituisca i colori.
Quel sole caldo che schiaffeggia la terra.
E nell’arsura di quei giorni cocenti,
i fiori implorano pioggia.
Perché la pioggia è vita.

Marisina Vescio

Frammenti di me #5

Prima di natale, ho seguito un corso di scrittura creativa durato circa tre mesi.
Il docente, bravissimo, era un giornalista affermato.
Non ho imparato nulla di particolarmente rilevante da sconvolgere il mio modo di scrivere, ma mi ha dato un cosa importante, fondamentale, che non ho mai avuto: consapevolezza.
Che cosa vuol dire?
Che prima scrivevo di getto senza davvero rendermi conto del valore delle parole e della punteggiatura.
Adesso, scrivo sempre di getto, ma ho consapevolezza di quello che scrivo, delle parole da usare, di come usarle, di quanto sia importante non esagerare con la punteggiatura e neanche non adoperarla affatto.
Io prima scrivevo perché avevo qualcosa da dire.
Adesso scrivo perché, il qualcosa da dire, voglio raccontarlo.

Maris