Il velo illusorio dell’amore

«Era lì, sulla porta.
Guardava con aria distratta. Un’aria di chi se ne frega. Di chi vuole pensare ad altro. Di chi ha deciso di non volersi mai legare a nessuna donna.
Lei lo osservava e cercava di scorgere uno spiraglio di luce nei suoi occhi, in quegli occhi bui che non lasciavano spazio ai suoi.
Gli sfuggiva tra le dita, provava ad afferrarlo, ma si ritrovava briciole di nulla.
In ogni suo silenzio cercava affetto, comprensione, amore.
Ma non si rendeva conto che i suoi silenzi erano solo e semplici silenzi.
Leggeva “tra le righe” ogni sua frase, interpretando amore ovunque.
Si annullava per lui.
Lottava per non perderlo, del resto, chi ama lotta.
Chi ama non si arrende, non si ferma al primo ostacolo.
Chi ama spera. E chi spera, legge amore anche in uno sguardo, in un silenzio, in un gesto banale e privo di senso.
Chi ama, ha bisogno della persona amata e si accontenta della semplice vicinanza.
E mentre lei non riusciva più a contenere i palpiti accelerati, mossi dall’ansia del dubbio e del silenzio, lui, se ne stava sulla porta a guardare indifferente, pronto ad andar via.
Non una parola, una frase, un “che ti è accaduto?”, un “perché stai piangendo?”
Nulla!
E solo in quel momento, dopo anni di sofferenze, di speranze, di lotte, lei si rese conto che a lui non importava nulla.
Si sentì sconfitta.
Smise di piangere.
Smise di cercare il suo sguardo.
E si ritrovò a guardarsi le mani che stringevano forte un fazzoletto.
Non lo implorò più.
Non cercò di fermarlo.
Non corse, come era suo solito fare, tra le sue braccia per pregarlo di restarle accanto.
Questa volta era diverso.
Questa volta, sembrava essere lui ad aspettare una parola o un gesto.
Silenzio.
Il velo illusorio dell’amore non c’era più.
Di quell’amore ancora troppo presente, da far star male.
La delusione le fece vedere con gli occhi della realtà.
Ed ora, dinanzi a lei, non c’era più l’uomo forte a cui aveva affidato la sua vita, bensì c’era una persona misera e debole, con gli occhi pieni di paura.
Silenzio. Ormai solo silenzio!»

Marisina Vescio

Un nome io non ho

Dimmi dove sei, adesso che ho bisogno di te.
Dimmi a chi stringerò forte la tua mano.
Dimmi chi mi verrà a cercare quando mi nasconderò.
Dimmi a chi sentirò il cuore battere con il mio stesso sangue.
Dimmi dove dovrò cercarti quando non ci sarai più.
Dimmi come mi chiamo, perché un nome io non ce l’ho più.

Marisina Vescio

Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris