Non è forte chi nasconde i problemi. È forte chi è disposto a superarli.

Si parla di tutto. Del mare, del cibo, dei soldi che non bastano mai, dei ristoranti, dell’ultimo modello dello smartphone, di droga, di salute, finanche dei rapporti occasionali, ma dei problemi sessuali che possono insorgere all’interno di una coppia non se ne parla mai. Per vergogna forse. Per non essere ridicolizzati. Continua a leggere “Non è forte chi nasconde i problemi. È forte chi è disposto a superarli.”

La pioggia è vita

Si è dissolto quell’entusiasmo che colorava la vita.
Colpa della nebbia che offusca la terra.
Una nebbia, che è diventata casa.
Casa che protegge.
Mentre fuori la pioggia batte,
come una puttana ai margini d’un marciapiede.
Pioggia che disprezza la vita mentre l’accarezza.
Ed intanto disseta l’erba.
E la terra.
Terra che è vita.
Nutrendo i germogli.
Pallidi fiori di speranza.
Nascosti dalle ombre dei perché.
Attendono. Che il sole restituisca i colori.
Quel sole caldo che schiaffeggia la terra.
E nell’arsura di quei giorni cocenti,
i fiori implorano pioggia.
Perché la pioggia è vita.

Marisina Vescio

Successione infinita di scelte

Confusione.
Silenzio.
Pensieri.
Scelte.
Mentre la notte mi divora.
Chiudo gli occhi e vedo una strada senza meta ed un bivio che non posso deviare.
Mi fermo per pensare, ma il tempo mi spinge prepotente nonostante io opponga resistenza. 
È la vita. Una successione di scelte infinite e se non si prende la strada giusta, si rischia di ritornare al punto di partenza…

Marisina Vescio

Un nome io non ho

Dimmi dove sei, adesso che ho bisogno di te.
Dimmi a chi stringerò forte la tua mano.
Dimmi chi mi verrà a cercare quando mi nasconderò.
Dimmi a chi sentirò il cuore battere con il mio stesso sangue.
Dimmi dove dovrò cercarti quando non ci sarai più.
Dimmi come mi chiamo, perché un nome io non ce l’ho più.

Marisina Vescio

(Papà)

I momenti negativi?

Li attraversiamo tutti.
Arrivano, ci avvolgono e poi silenziosamente passano.
Che cosa sono in realtà i momenti negativi?
Sfortuna? Io alla sfortuna non credo.
Casualità? Non credo neanche al caso.
Energia negativa? Non ne sono convinta,
M o m e n t i N e g a t i v i .
Notizie inaspettate che ci tolgono il sorriso.
Dare il massimo possibile senza ottenere risultati sperati.
Aspettative deluse.
Vedere mandati all’aria tutti i nostri piani.
Consapevolezza di uno sbaglio che ne genera una serie infinita senza riuscire a porre fine a tutto.
Promesse non mantenute.
Affetti negati.
E di fronte a tutto questo ci si sente fragili e impotenti. E anche sconfitti.
Si osserva in silenzio, incapaci di valutare e decidere.
Poi succede una cosa strana. Ci si ritrova a stringere i pugni e a prendere in mano le redini della propria vita e si decide di procedere nonostante tutto, perché è giunto il momento di rischiare e di rimettersi in gioco.
Quel che sarà poco importa. L’importante è vivere e non farsi vivere.

Marisina Vescio 

Ombra di carta

Il crepitio della ghiaia, destò la sua attenzione, mentre fumava una sigaretta affacciato alla finestra.
Quella notte faceva troppo caldo per riuscire a dormire ed i soliti pensieri poi, non aiutavano a conciliare il sonno.
Il fumo non era la soluzione migliore, ma era ciò che riusciva per un attimo a scaricare la tensione.
Aveva i gomiti appoggiati sul davanzale, la gambe incrociate, la testa un po’ china e gli occhi chiusi tipico atteggiamento di chi cerca un attimo di rilassamento.
Lo scalpitio sempre più forte, lo mise in allerta, non per paura ma per curiosità.
Andò sul balcone per cercare di capire chi fosse. Era insolita la presenza di qualcuno nel parco sotto casa.
Fece l’ultima tirata, gettò via il mozzicone e restò fermo a guardare un’ombra che si muoveva tra la luce fioca dei lampioni.
Il cigolio dell’altalena ruppe il silenzio.
Decise di scendere giù ed andare a vedere chi fosse.
Quando si avvicinò, il rumore dei suoi passi sulla ghiaia, fecero sobbalzare quell’ombra.
Una ragazza.
Che cosa ci facesse a quell’ora della notte, era passato in secondo piano di fronte a quella sagoma.
Non era bella. O meglio, non aveva quella classica bellezza a cui tutte le donne aspirano o per cui si è solito definire bella una persona, ma c’era qualcosa in lei che paradossalmente superava ogni bellezza.
Forse a causa dell’orario, della circostanza, o di quel senso di inaspettato. O forse per quel viso un po’ imbronciato e per quella semplicità che disarma, rimase lì impalato ad ammirare quella figura come se avesse visto per la prima volta una ragazza.
“Ciao” disse lui “non volevo spaventarti. Hai bisogno di qualcosa?”
Lei scosse il capo e dopo un attimo di silenzio, si rimise a dondolare lievemente sull’altalena.
Lui si accese un’altra sigaretta “fumi?” le chiese e lei nuovamente scosse il capo.
Mentre fumava, continuava ad osservarla.
Indossava un paio di jeans fino al polpaccio, delle infradito variopinte ed una t-shirt ad esse abbinata.
I capelli mossi dal taglio sbarazzino le conferivano un aspetto alquanto giovanile.
“Perché mi fissi imbambolato?” disse ad un certo punto la ragazza stizzita.
Lui, preso alla sprovvista, non aspettandosi un simile tono ma al contempo compiaciuto per il carattere mostrato, sorridendo disse “perché sei bella da morire!”
Lei saltò dall’altalena, e con un’espressione di chi aveva appena ricevuto un’offesa, rispose “ehi! chi ti ha dato questa confidenza?”
Egli si sentì spiazzato, di solito alle ragazze fa piacere ricevere complimenti. Si sarebbe aspettato una reazione di leggero imbarazzo o un semplice “grazie”, ma mai una risposta del genere.
Poi la ragazza, senza dire altro, andò via a passo svelto.
Lui restò ancora lì.
A fumarsi un’altra sigaretta e a chiedersi se avesse sognato tutto.
E mentre fumava, si accorse che sulla panchina, c’era una borsetta. Doveva essere sicuramente della ragazza.
Aspettò per più di mezz’ora per assicurarsi che tornasse indietro a riprendersela, ma non fu così.

Marisina Vescio, 23 giugno 2015

Tappeto pieno di parole

Mi ricordo ancora le notti insonni di qualche anno fa, passate tra pensieri che non volevano andar via.
Oggi come allora, mi ritrovo a camminare su un tappeto pieno di parole che intralciano i miei passi.
Nessuna mano tesa, nessun appiglio su cui farmi forza.
Questa volta sono solo io.
Questa volta voglio rialzarmi da sola.
La strada è ancora lunga…

Marisina Vescio

Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris