Quel taccuino che non mi abbandona mai

E se ti passa la voglia di fare?
Mettiamo caso che, mentre stai lottando per raggiungere il tuo obiettivo, ti passa la voglia…
All’improvviso ti guardi intorno e ti accorgi che non ti interessa più nulla e ti domandi “perché sono lì?”, “come ci sono finita?”
Ti rendi conto di essere un piccolo puntino fuori dal mondo, stanca, sfinita, ormai alla deriva.
Troppi perché senza risposta.
Troppi sacrifici inutili.
Troppi sbagli.
Poi osservi le tue mani che stringono forte una penna e quel taccuino che non ti abbandona mai. E tutto prende forma. E tutto torna!
Marisina Vescio

Marisina Vescio 27 agosto 2015 

I momenti negativi?

Li attraversiamo tutti.
Arrivano, ci avvolgono e poi silenziosamente passano.
Che cosa sono in realtà i momenti negativi?
Sfortuna? Io alla sfortuna non credo.
Casualità? Non credo neanche al caso.
Energia negativa? Non ne sono convinta,
M o m e n t i N e g a t i v i .
Notizie inaspettate che ci tolgono il sorriso.
Dare il massimo possibile senza ottenere risultati sperati.
Aspettative deluse.
Vedere mandati all’aria tutti i nostri piani.
Consapevolezza di uno sbaglio che ne genera una serie infinita senza riuscire a porre fine a tutto.
Promesse non mantenute.
Affetti negati.
E di fronte a tutto questo ci si sente fragili e impotenti. E anche sconfitti.
Si osserva in silenzio, incapaci di valutare e decidere.
Poi succede una cosa strana. Ci si ritrova a stringere i pugni e a prendere in mano le redini della propria vita e si decide di procedere nonostante tutto, perché è giunto il momento di rischiare e di rimettersi in gioco.
Quel che sarà poco importa. L’importante è vivere e non farsi vivere.

Marisina Vescio 

Ombra di carta

Il crepitio della ghiaia, destò la sua attenzione, mentre fumava una sigaretta affacciato alla finestra.
Quella notte faceva troppo caldo per riuscire a dormire ed i soliti pensieri poi, non aiutavano a conciliare il sonno.
Il fumo non era la soluzione migliore, ma era ciò che riusciva per un attimo a scaricare la tensione.
Aveva i gomiti appoggiati sul davanzale, la gambe incrociate, la testa un po’ china e gli occhi chiusi tipico atteggiamento di chi cerca un attimo di rilassamento.
Lo scalpitio sempre più forte, lo mise in allerta, non per paura ma per curiosità.
Andò sul balcone per cercare di capire chi fosse. Era insolita la presenza di qualcuno nel parco sotto casa.
Fece l’ultima tirata, gettò via il mozzicone e restò fermo a guardare un’ombra che si muoveva tra la luce fioca dei lampioni.
Il cigolio dell’altalena ruppe il silenzio.
Decise di scendere giù ed andare a vedere chi fosse.
Quando si avvicinò, il rumore dei suoi passi sulla ghiaia, fecero sobbalzare quell’ombra.
Una ragazza.
Che cosa ci facesse a quell’ora della notte, era passato in secondo piano di fronte a quella sagoma.
Non era bella. O meglio, non aveva quella classica bellezza a cui tutte le donne aspirano o per cui si è solito definire bella una persona, ma c’era qualcosa in lei che paradossalmente superava ogni bellezza.
Forse a causa dell’orario, della circostanza, o di quel senso di inaspettato. O forse per quel viso un po’ imbronciato e per quella semplicità che disarma, rimase lì impalato ad ammirare quella figura come se avesse visto per la prima volta una ragazza.
“Ciao” disse lui “non volevo spaventarti. Hai bisogno di qualcosa?”
Lei scosse il capo e dopo un attimo di silenzio, si rimise a dondolare lievemente sull’altalena.
Lui si accese un’altra sigaretta “fumi?” le chiese e lei nuovamente scosse il capo.
Mentre fumava, continuava ad osservarla.
Indossava un paio di jeans fino al polpaccio, delle infradito variopinte ed una t-shirt ad esse abbinata.
I capelli mossi dal taglio sbarazzino le conferivano un aspetto alquanto giovanile.
“Perché mi fissi imbambolato?” disse ad un certo punto la ragazza stizzita.
Lui, preso alla sprovvista, non aspettandosi un simile tono ma al contempo compiaciuto per il carattere mostrato, sorridendo disse “perché sei bella da morire!”
Lei saltò dall’altalena, e con un’espressione di chi aveva appena ricevuto un’offesa, rispose “ehi! chi ti ha dato questa confidenza?”
Egli si sentì spiazzato, di solito alle ragazze fa piacere ricevere complimenti. Si sarebbe aspettato una reazione di leggero imbarazzo o un semplice “grazie”, ma mai una risposta del genere.
Poi la ragazza, senza dire altro, andò via a passo svelto.
Lui restò ancora lì.
A fumarsi un’altra sigaretta e a chiedersi se avesse sognato tutto.
E mentre fumava, si accorse che sulla panchina, c’era una borsetta. Doveva essere sicuramente della ragazza.
Aspettò per più di mezz’ora per assicurarsi che tornasse indietro a riprendersela, ma non fu così.

Marisina Vescio, 23 giugno 2015

Come riescono a dormire quelli che?

Non mi piace fare rumore.
Parlo sottovoce per non disturbare quando chiedo un’informazione ad una commessa.
Se entro in libreria, dove è tutto un sottofondo soffuso e ovattato, cammino in punta di piedi se è necessario.
Aspetto con pazienza se c’è la fila alla cassa e cedo se capita il posto al vecchietto che dice di aver fretta anche se poi, quando esco, lo vedo chiacchierare con tutta calma.
Parlo poco, quando sono con altri, perché mi creo sempre il problema di risultare pesante e di non sapere che cosa dire per non annoiare. Preferisco scrivere, perché si sa, da qualche parte le parole devono pur uscire.
Cerco sempre ti trovare le parole adatte e scartare quelle che potrebbero urtare la sensibilità altrui.
Ed il solo pensiero di aver potuto, in buona fede, ferire, disturbare, dare noia a qualcuno mi logora dentro e a volte non riesco a dormire. E non so mai se chiarire o meno, perché magari è stata solo la mia impressione oppure il mio voler chiarire potrebbe riaprire una ferita dimenticata.
Poi vedo persone che sono esattamente il contrario di me: non si pongono minimamente il problema di disturbare, ferire, offendere, e addirittura godere nel fare insinuazioni pungenti e cattive e a sputare in faccia le loro congetture come fossero verità assolute.
Le guardo con stupore e mi chiedo chissà come riescano a dormire!

Maris

La solita me stessa

Posso cambiare mille nomi, colore dei capelli, posso metter su venti chilogrammi o perderne dieci, posso invecchiare, truccarmi, indossare maschere, perfino lentine colorate, ma io resterò sempre e comunque la solita me stessa.

Maris

 

Tappeto pieno di parole

Mi ricordo ancora le notti insonni di qualche anno fa, passate tra pensieri che non volevano andar via.
Oggi come allora, mi ritrovo a camminare su un tappeto pieno di parole che intralciano i miei passi.
Nessuna mano tesa, nessun appiglio su cui farmi forza.
Questa volta sono solo io.
Questa volta voglio rialzarmi da sola.
La strada è ancora lunga…

Marisina Vescio

Chi non ti cerca è perché non ti vuole cercare (?)

Io sono un po’ confusa in merito alla storia del “chi non ti cerca è perché non gli o non le interessi”.
E mettiamo caso che ci siano due persone che abbiano paura di disturbarsi a vicenda?
Oppure due persone che, a furia di portoni sbattuti in faccia dopo aver fatto il primo passo, adesso abbiano il terrore di riceverne un altro?
Oppure quelli che non ti cercano e non sai se lo facciano perché vogliono essere cercati o perché per loro sei indifferente?
Oppure quelli che se li cerchi si sentono soffocati e se non li cerchi si lamentano che vogliono essere cercati?
Oppure di quelli che, per educazione ti fanno capire che per loro sei importante e poi se li cerchi ti mandano gentilmente a quel paese.
Io per esempio, sono una di quelle che, ha il terrore di disturbare, ha il terrore delle porte sbattute in faccia dopo aver fatto infinite volte il primo passo, ha il terrore di essere mandata gentilmente a quel paese.
Marisina V.

Un dolore che uccide senza far morire

La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che la storia in cui hai messo tutta te stessa, (e col termine “tutta te stessa”, intendo proprio tutto: anni -tanti, tantissimi-, lacrime, sentimento, speranze, emozioni, sogni, rinunce, finanche il nome da dare ai tuoi bimbi), sia finita davvero.
Non parlo di quelle fini temporanee, che dopo qualche mese si ritorna insieme, anche se, è vero, quando finisce, non puoi mai sapere se ci sarà un ritorno, anche se è fortemente sperato.
La vera sofferenza d’amore è quando ti rendi conto che lui ormai ti ha dimenticato e che ha già un’altra.
La vera sofferenza è quando ti rendi conto che, mentre tu ancora speri che tutto quello in cui hai creduto, lottato, rinunciato, versato lacrime, annullato te stessa perché preferivi la sua felicità, diventasse un noi fatto di “per sempre”, si è tramutato invece in un “ti amo ancora, mi manchi, come hai potuto? senza di te non posso vivere” e al contempo sai che devi andare avanti nonostante tutto.

Maris

Frammenti di me #5

Prima di natale, ho seguito un corso di scrittura creativa durato circa tre mesi.
Il docente, bravissimo, era un giornalista affermato.
Non ho imparato nulla di particolarmente rilevante da sconvolgere il mio modo di scrivere, ma mi ha dato un cosa importante, fondamentale, che non ho mai avuto: consapevolezza.
Che cosa vuol dire?
Che prima scrivevo di getto senza davvero rendermi conto del valore delle parole e della punteggiatura.
Adesso, scrivo sempre di getto, ma ho consapevolezza di quello che scrivo, delle parole da usare, di come usarle, di quanto sia importante non esagerare con la punteggiatura e neanche non adoperarla affatto.
Io prima scrivevo perché avevo qualcosa da dire.
Adesso scrivo perché, il qualcosa da dire, voglio raccontarlo.

Maris

In ogni frase e in ogni romanzo c’è sempre un pezzettino di te.

Qualche mese fa (o forse meno), avevo iniziato a scrivere una storia che raccontava di due donne diventate amiche.
Poiché di recente ho avuto una brutta delusione a riguardo, mi sono fermata al primo capitolo.
Questo dimostra che, le storie, è vero, sono puramente inventate, ma le emozioni e i sentimenti descritti in esse sono autentici!
Ecco perché in ogni frase e in ogni romanzo, il lettore ritrova sempre almeno un pezzettino di sé, perché lì dentro, a prescindere dalla storia, ci si mette l’anima!

Maris